Estratti dal libro "Vita e destino"




“Il fascismo e l’uomo non possono coesistere. Quando il fascismo vince, l’uomo smette di esistere, restano solo degli umanoidi, a immagine d’uomo. Ma quando a vincere è l’uomo, dotato di ragione e bontà, allora il fascismo muore e chi accetta questa nuova realtà torna uomo.”
(p.94)



“Dalla nebbia emerse il recinto del lager, le file di reticolati tesi tra i pilastri di cemento armato. Le baracche allineate formavano strade larghe, rettilinee. La loro uniformità rivelava la disumanità dell’enorme luogo di detenzione.

Fra milioni di isbe russe, non ce ne sono né ce ne saranno mai due perfettamente identiche. Tutto ciò che vive è irripetibile. È impensabile che due uomini, due cespugli di rose selvatiche siano identici... La vita si spegne là dove la costrizione si sforza di annullare ogni peculiarità dei singoli.”

( p.21)



“La steppa calmucca disseminata di sterpi sembra nuda e malinconica quando la vedi per la prima volta, quando in auto sei pieno di preoccupazioni e i tuoi occhi seguono distrattamente il crescere e il decrescere delle basse continue emergenti a poco a poco sullo sfondo dell’orizzonte che pian piano le inghiotte. […] in questa steppa la terra e il cielo si sono guardati così a lungo reciprocamente, fino a rassomigliarsi come si somigliano marito e moglie che abbiano vissuto assieme una vita.

[…]

Darenskij seguiva l’impetuoso galoppo del vecchio e nelle tempie non era il sangue a pulsargli ma un’unica parola – libertà, libertà, libertà….”

(pp 288-290)



“Quando un uomo muore le stelle nel cielo notturno si sono smorzate, la Via Lattea è scomparsa, s’è spento il sole, si sono spente milioni di foglie, anche il vento è cessato, i fiori hanno perso colori e profumo, è sparito il pane, l’acqua, il freddo e il caldo dell’aria. L’universo che esisteva nell’uomo ha cessato di esistere. Questo universo assomigliava straordinariamente all’altro, l’unico, che esiste al di fuori degli uomini. Questo universo assomigliava straordinariamente a quello che continua a riflettersi in milioni di teste vive.

Ma questo universo era particolare per il fatto che in esso c’era qualcosa che distingueva il rumore del suo oceano, il profumo dei suoi fiori, lo stormire delle sue foglie, le sfumature dei suoi graniti, le tristezze dei suoi campi d’autunno, da ciascuno di quelli che sono esistiti ed esistono in ogni individuo. La libertà consiste nell’irripetibilità, nella unicità dell’anima di ogni singola vita.



“I contorcimenti del bambino la riempivano di compassione. Il sentimento che provava nei suoi confronti era così semplice che non le occorrevano più né parole né occhi. Il bambino agonizzante respirava, ma l’aria che gli veniva concessa non gli prolungava la vita, la scacciava.[...]

Aveva compiuto solo qualche passo nel mondo, aveva visto le orme dei talloni nudi di bambini sulla terra calda e polverosa, a Mosca viveva sua madre.[...]



Per tutto questo tempo delle braccia forti e calde avevano tenuto David abbracciato e il bambino non capiva che negli occhi erano calate le tenebre, il cuore svuotato rimbombava e il cervello si stava annebbiando, invaso dal sopore.

L’avevano ucciso, aveva cessato di esistere.

Sof’ja Osipovna Levinton sentì il corpo del bambino afflosciarsi tra le sue braccia. Nelle miniere, in caso di avvelenamento, gli indicatori di gas, uccellini e topi, muoiono subito. I loro corpi sono piccoli com’era piccolo il corpo da uccellino di David, che se ne era andato prima di lei.

“ Sono madre”- pensò.

Questo fu il suo ultimo pensiero.

Ma nel suo cuore c’era ancora vita: si stringeva, doleva, aveva pietà di voi, uomini vivi e morti.”

(p. 550)


“Gli ufficiali del quartier generale tedesco erano cambiati anche interiormente; i boriosi e gli arroganti si erano calmati; gli spacconi avevano smesso di vantarsi, gli ottimisti avevano iniziato a rimproverare lo stesso Fuhrer e a dubitare della giustezza della sua politica.[…]

Nei tormenti della fame, nelle paure notturne, nell’impressione della sventura incombente, lenta e graduale iniziò negli uomini a liberarsi la libertà; si umanizzavano, in essi a poco a poco si affermava la vittoria della vita sulla non- vita.”

(p. 725)